Tradizionidi Cristina Colajanni2 min di lettura
L'origine della pasta è tutta siciliana

Nel 1154 il geografo al-Idrisi descrive Trabia, a ponente di Termini, e la pasta secca che vi si produceva. Da lì Cristina Colajanni arriva alle busiate: semola di grano duro, acqua, sale e un giunco per arrotolarle.
- Anno
- 1154
- Fonte
- al-Idrisi, per re Ruggero
- Luogo
- Trabia
- Impasto
- semola di grano duro, acqua e sale
- Attrezzo
- un giunco di 3-4 mm di diametro
Nel 1154 il geografo al-Idrisi, che scriveva per re Ruggero, descrive Trabia: acque, mulini e poderi dove si fa tanta pasta da spedirla in Calabria e nei paesi musulmani e cristiani. Allora «le Calabrie» erano anche Puglia, Basilicata e Campania.
Il primo impianto di Trabia lo costruiscono i musulmani all'inizio del X secolo, per fare la «ytria», cioè gli spaghetti. In siciliano si chiamano ancora «tria». Nella Sicilia normanna, tra il 1061 e il 1198, la pasta secca resta legata al grano duro dell'isola.
Quando Marco Polo torna dalla Cina, alla fine del Duecento, in Sicilia gli spaghetti si mangiano e si esportano da circa tre secoli.
«A Ponente di Termini vi è l'abitato di Trabia, sito incantevole, ricco di acque perenni e mulini»
Le busiate
Sono tra i formati più antichi dell'isola e vengono dal Trapanese. Il nome viene da «busa», lo stelo di un'erba che cresce nei terreni aridi.
L'impasto è semola di grano duro, acqua e sale. Si stacca un pezzo grande come una noce, si allunga in un bastoncino di una decina di centimetri e lo si arrotola su un giunco di 3-4 mm, oggi su un ferro da calza o sul «ferretto». Poi si sfila con un colpo secco. Le busiate fatte in casa hanno la spirale più o meno aperta, quelle di fabbrica sempre stretta.
Il condimento classico è il pesto alla trapanese: olio, basilico, pomodoro pelato e aglio pestati a crudo nel mortaio, poi pecorino o mollica tostata e mandorle tritate.
- Anno
- 1154
- Fonte
- al-Idrisi, per re Ruggero
- Luogo
- Trabia
- Impasto
- semola di grano duro, acqua e sale
- Attrezzo
- un giunco di 3-4 mm di diametro
